Quei lunghi viaggi verso la Germania #unviaggiovintage

E’ doloroso parlarne. E’ meraviglioso parlarne.
Ogni volta dico che è cominciato tutto così, perché è lo è veramente. Se devo dare una data di inizio al mio amore per le partenze la mente mi torna al dicembre 1990, ai binari di una stazione, a uno zainetto che era anche casa per le mie bambole e a un treno, il primo di tanti altri dopo, che portò me, mia mamma e mio fratello in Germania.
Più precisamente per la prima tratta a Chiasso, che per anni, nella mia mente di bambina, è stato un posto lontanissimo, ai confini della terra, dove iniziava un altro mondo, esotico e incantato.
E lì ad aspettarci c’era sempre Lui.

Questa è la storia di un “gigante buono”, buonissimo, che faceva da zio e da padre a noi nipoti. Di un grande lavoratore nato in Brasile, cresciuto in Sicilia, emigrato in Germania, che ogni tanto partiva e ci veniva a prendere fino in Toscana. A volte scendendo fino in Sicilia.

La storia di una casa con la moquette e una cavalla di nome Cosenca nel giardino di sotto. Di un canarino di nome Pippo e un coniglio chiamato Danno, per ovvi motivi.
La storia di feste della birra in piccoli borghi fuori città, con la musica degli Abba, il crauti e la Spezi, centri commerciali che per la me bambina erano l’America in Europa. Le gite in giornata a Strasburgo e alla Foresta Nera, dove tutto mi sembrava una fiaba, e alimentava quella mia attrazione sempre crescente per i viaggi e gli altri Paesi europei, che già allora sentivo “migliori”. Avevo meno di 10 anni e certi discorsi sulla crisi, sull’Italia che va male, sulle difficoltà lavorative e sociali ancora non c’erano, o di certo non li conoscevo.

Lago Titisee, nella Foresta Nera.

E’ il ricordo di canzoni di Morandi, Ramazzotti, gli Aqua e i Boyzone e tutti i cd del Festivalbar ascoltati ad alto volume in macchina per ore e ore a rotazione.
Il ricordo di una me che se ne approfittava, credeva che gli zii fossero tanto ricchi e li trascinava a fare shopping 🙂 facendo poi merenda col kebab in giro per Karlsruhe ad ammirare le piazze e il castello.
Il ricordo del mio primo aereo preso da sola fino a Francoforte, di giornate estive bellissime all’Europa Park, di Natali passati a mangiare Flamkuchen e Bretzel col burro, di una gita a sorpresa in macchina a Parigi anni dopo, come regalo dello zio per la mia maturità. Già allora promisi che non sarei mai tornata a Parigi con una persona che valesse meno di lui. Dopo 11 anni ancora non ci sono tornata.

21 luglio 2004. Proprio mentre eravamo sulla Torre ci fu un allarme bomba.

Poi però i viaggi si sono interrotti. Lo zio voleva tornare in Sicilia, nel suo paese, quando la crisi ha iniziato a farsi sentire anche là in Germania. Io ero presa da crisi a scuola, crisi sentimentali, crisi con le amicizie, problemi dell’età o altri problemi in famiglia..ogni tanto gli zii venivano in Toscana a trovarci, e le loro visite erano sempre le più belle.

Tre anni fa all’improvviso lo zio si è ammalato. Se n’è andato in un batter d’occhio. Dopo tre anni ancora non mi perdono la mia assenza. E non riesco a scordare come sono stata trattata da quelli che allora consideravo amici, parole pesanti e orribili per il lutto che stavo vivendo. Ogni tanto tornano ancora come pugni nello stomaco.

Però comincio a farmi forza e a pensare che devo rendergli onore. Non col dolore, i rimpianti e la rabbia, bensì continuando a vivere come ho imparato grazie a lui.
Lo farò attraverso quelle storie che racconterò a mia sorella, al mio compagno, un giorno ai miei bambini. La storia di tutti i viaggi fatti insieme a lui, o pensando a lui, all’amore immenso che trasmetteva, lui che era come un Babbo Natale circondato da tantissimi bambini (lo era davvero in tanti sensi) 😀 Storie bellissime, che qui ho elencato solo in minima parte, ricordi brutti di quel periodo non ne ho nemmeno uno. Io che dei lati negativi conservo sempre memoria.

E’ con quei lunghi viaggi verso la Germania che si è formata la mia passione più grande. Che ho scelto di studiare tedesco, di lavorare nel mondo del turismo, di fare dei viaggi la mia vita, ed è all’idea di partire che mi aggrappo quando mi sento giù o un po’ spersa pensando al futuro. La Germania, il mio zio, i tragitti in macchina e in treno hanno formato buona parte di quello che sono. Una delle mie parti migliori.

Grazie a Monica di Alla ricerca di Shambala per l’idea del tema #unviaggiovintage, che mi ha fatto mettere finalmente per iscritto questi miei bei ricordi. 

4 comments

  1. “Però comincio a farmi forza e a pensare che devo rendergli onore. Non col dolore, i rimpianti e la rabbia, bensì continuando a vivere come ho imparato grazie a lui.”

    Bellissime queste parole che hanno dato un senso ad un evento pesante e difficile da affrontare. Io credo si possa trarre un qualche buon insegnamento anche dagli episodi più impegnativi della vita. Tuo zio è un po' una parte del motore di alcune tue passioni e la sua assenza rivive a suo modo in te 🙂

    Monica, grazie ai viaggi vintage, sta riuscendo a tirar fuori storie bellissime e profonde come la tua :*

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  2. ciao Nora, mi viene sempre un pò la pelle d'oca e apprezzo molto quando le parole di un post, da semplice racconto di viaggio sanno espandersi e sanno trasmettere qualcosa di noi. E' quando viene fuori la nostra personalità e il nostro vissuto che un post dà al lettore qualcosa in più (credo). Questa storia, questo zio positivo e quello che ti ha saputo dare, anche nelle difficoltà e nella lontananza, l'hai saputa scrivere con delicatezza. E ti ringrazio moltissimo per averlo fatto. Più passano i giorni e più arrivano post bellissimi, con storie di vita che mai avrei potuto immaginare quando ho lanciato l'iniziativa. Felice che tu abbia partecipato.
    Monica

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  3. Alcuni altri viaggi vintage che ho letto tramite Monica mi hanno reso orgogliosa del genere umano (cosa non semplice per me), o emozionato, o entrambe le cose.
    Grazie per le parole Valentina, hai scelto quelle più giuste, e le terrò con me.

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  4. Fra tutti i viaggi fatti da piccolina ho voluto scegliere questi perché mi hanno plasmata, oltre che per onorare la memoria di una persona della mia vita. Una decisione “catartica”, anche se magari si preferisce leggere storie più allegre e serene. Però mi è venuto di getto, sapevo che non avrei potuto scegliere nessun altro viaggio di cui parlare 🙂 Grazie a te!

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