Noi nella Natura

Una paura ancestrale. E’ il termine che mi risuona nella testa in questi giorni, dopo il vero e proprio ciclone che abbiamo avuto in Versilia la settimana scorsa. Una notte a occhi spalancati, con la sensazione che una delle pareti venisse giù, il pensiero dei miei che vivono in collina, un orecchio teso a quel lungo ululato, al suono di qualcosa che sbatte e qualcosa che si spacca. La certezza che gli alberi della pineta davanti casa mia stessero cadendo, e che le tegole dei tetti volassero. 
Durante e dopo, in qualsiasi calamità, non so voi, ma il primo pensiero è quello di sentirsi al riparo e di sapere che i nostri cari sono essi stessi al sicuro. E quando tutto passa, e ci si è accertati di come stanno loro, si sente un formicolio, un peso che scende, un qualcosa di intenso che scalda dentro. Salvo poi raggelare di nuovo quando si vedono i danni.
Il giorno dopo, sgranando gli occhi davanti alle foto che cominciavano a girare su facebook, con pini adagiati sulle case, manti stradali distrutti e tetti sollevati, mi è tornato in mente un articolo su cui avevo riflettuto moltissimo. Era di Mauro Corona, scritto dopo il tentativo di cattura finito male dell’orsa Daniza.

 

 

 
Foto del quotidiano Il Tirreno


L’ho ricercato ed eccolo QUI

Cosa dice in poche parole? 
Che di esperienza come esseri umani a contatto con la natura ne dovremmo avere parecchia, qualche millennio o poco più. Eppure di fronte a certe forze, anche restando dentro le nostre case, anche collegati in tempo reale col mondo, anche ipertecnologici e istruiti, abbiamo poco scampo: nella natura non sappiamo starci. 
Diciamo che è impossibile averne il controllo, essere pronti a tutto, essere al sicuro in qualsiasi situazione. Però siamo anche impreparati e ignoranti (o incoscienti?). Quante volte ho sentito parlare di gente in spiaggia (o peggio, in acqua) durante un temporale attaccata al telefonino? O che si inoltra nei boschi e in montagna, sciando fuori pista, cercando il rischio, il senso dell’avventura? 
Due anni fa, sempre nella mia zona, il terremoto non ci ha dato tregua per buona parte dell’estate. Devo dire che, in confronto ad altre zone d’Italia e del mondo, abbiamo avuto danni minori, ma non è una questione di paragoni fra l’intensità di un evento e l’altro. 

Non siamo preparati a tutto. E la Natura ha meccanismi tutti suoi, intensi e incontrollabili. Non si deve sottovalutare, si deve ammirare, ma anche temere. E rispettare, questo è sottinteso, no? 
Non esistiamo solo noi, anzi. Siamo un battito di ciglia nella storia del Pianeta, anche se lo influenziamo molto coi nostri stili di vita. 
Sarebbe bellissimo che in tutte le scuole insegnassero un minimo di “Educazione alla Natura“. Come viverci, come ricavarne nutrimento, come cercare riparo, come orientarsi, come funzionano certe calamità naturali. Forse ci sono scuole che già lo fanno? Sento che, nonostante tutti i nostri progressi, la vita in città, le tecnologie, è un qualcosa che tutti dovremmo conoscere. 
La conoscenza è la forza più grande che abbiamo, anche se non sarà mai potente quanto quella della natura.

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