Madrid, Parigi, casa mia. Una settimana d’autunno fra bellezze e paure

Una settimana fa stavo terminando i preparativi per il viaggio, chiedendomi se avessi fatto la scelta giusta. Parigi e Bruxelles spiccavano nell’elenco dei voli più economici ed erano state le prime scelte, mentre il cuore voleva riportarmi già in Inghilterra. Più volte mi sono detta che a Parigi tornerò solo con una persona tanto meravigliosa quanto quella con cui l’ho visitata la prima e unica volta, e non mi accontenterò di niente di meno. E quindi perché non dirigermi a Parigi da sola in treno, per poi fare un salto in Bretagna a guardare da lontano le coste inglesi? Sembrava un’idea perfetta.

Ma la mente ha iniziato a suggerirmi più volte e ostinatamente una terza capitale, e i pochi giorni a disposizione, insieme al mio credere nelle seconde occasioni, mi hanno convinta a confermare quel suggerimento.
Così ho acquistato il volo per Madrid.

Venerdì sera sul letto stavo finendo una bozza di itinerario sul mio quaderno di viaggio, quando la bacheca ha cominciato a mostrarmi notizie un po’ surreali da Parigi.
Ci risiamo, mi son detta. Stessa sensazione di inevitabile e di angoscia ogni volta che gli attentati sono più “vicini” a casa. Anche se umanamente è da biasimare, allentiamo l’attenzione quando gli attacchi accadono in Medio Oriente, in Paesi con stili di vita piuttosto diversi dal nostro. Insomma, penso di capirlo perché gli eventi disastrosi più lontani li guardiamo con orrore, ma li scordiamo presto. Se ci finisce di mezzo l’Europa, invece, cominciano a vacillare le nostre certezze egoistiche, di noi che viviamo nel benessere e in nazioni stabili politicamente.

Nel mio mondo interiore, che è sempre stato molto intenso, io ero una bimba italiana degli anni ’90 impaurita dalla possibilità di una guerra, pur non avendola mai vissuta, se non dai racconti degli anziani. Forse è per colpa dei libri che leggevo già avidamente a 9-10 anni o dei tg che trasmettevano le immagini della Guerra nel Golfo. Nel 2001 ho tremato per mesi, ogni volta che sentivo accennare a una possibile terza guerra mondiale.

Nonostante tutto, domenica sono partita per Madrid senza esitazioni né dubbi. Se avessero bloccato i voli, addirittura consigliato di non viaggiare o se ci fossero stati altri attacchi in altre parti d’Europa, mi sarei fermata. La sicurezza prima di tutto. Ma non sopporto l’idea anacronistica di non potersi muovere. L’uomo nella sua storia quando mai ha smesso di spostarsi, per svago o per necessità? Essere costretti nel luogo in cui si nasce e non poterlo lasciare, soprattutto se viverci diventa difficile, è una cosa che non concepisco, e che mi turba. In particolare quando è qualcuno a dirti di non poterlo fare, o altri Paesi a impedirtelo – per la tua nazionalità, per il tuo credo o per il tuo stile di vita – anche se non li imponi e tanto meno fanno del male a qualcuno.

Adesso, dopo una settimana, torno da una città che mi ha conquistata. Una città festosa, affollata, movimentata, piena di begli angoli che ho amato scoprire (e tante librerie e molte cioccolaterie!). Abbracciata dall’autunno e dal sole. Sono felice di aver fatto questo primo esperimento di solo travel, che vorrei portare avanti anche il prossimo anno. E’ stato bello conoscere un posto lentamente, camminando, passeggiando, con tutto il tempo per fermarmi a prendere nota, a fare fotografie, a leggere su una panchina col calore del sole sul collo e sulle mani.

Però durante tutta la settimana sono continuate le notizie di falsi allarmi bomba, stazioni della metro evacuate, blitz della polizia in varie città europee, arresti e sparatorie. Alcune sono evidenti casi di psicosi collettiva o di gente che si mette a creare emergenze. Che tristezza. Ma è ovvio che c’è del marcio nascosto. E la cosa NON MI SORPRENDE.

Non voglio sembrare negativa e fissata quando dico che c’è della violenza nella vita di tutti i giorni, su cui chiudiamo troppo gli occhi. Piccoli casi di violenza psicologica, verbale ed emotiva fra persone comuni. Donne contro donne, mamme contro mamme, bullismo, violenza contro la famiglia, patiti dei social che pensano di poter scrivere di tutto protetti dallo schermo.
Ho visto oggi un video in cui dei genitori chiedevano ai propri bimbi se sapessero cos’è il terrorismo (si vede una bimba ascoltarne pensierosa la descrizione e poi chiedere “ma non è vero, vero mamma?” e mi si è stretto il cuore). Ma quello che mi ha colpita è stata la frase di una mamma, che descrive il terrorismo come una “litigata fra bambini che vogliono imporre il gioco che gli piace di più”. That’s the point.

Quello che mi ha fatto più paura questa settimana non sono stati gli attacchi, bensì ciò che ho visto dire e scrivere da molta gente dopo. E sempre di più vedo confermata la mia peggiore paura: sì, ci sono le “persone cattive e pericolose” che uccidono per imporsi. Fanno paura, fanno rabbia. Ma ci sono persone cattive, che fanno del male e vogliono imporsi anche nel quotidiano. Ne sono stata vittima anche io, e non solo io. C’è chi si permette di dirti come devi vivere un lutto e ti scarica addosso parole che ti fanno vergognare. C’è chi vive di menzogne per calunniare qualcun altro. C’è chi usa parole di odio e a volte le trasforma in atti. C’è chi parla male degli altri e crea un circolo di crudeltà e sofferenza.

La violenza nasce dal piccolo e dal quotidiano. Non voglio paragonare le due cose, terrorismo e cattiveria comune. Se non fosse che la violenza grossa nasce dalla piccola, e si ingrandisce con i pensieri e le azioni di tutti. C’è terrorismo in quello che sto vedendo scrivere in questi giorni, e c’è ignoranza. C’è ferocia e insensatezza. E fa male, malissimo. Lascia spaventati e insicuri. No, non voglio dire che sono la stessa cosa, i mali minori e il terrorismo. Ma ad ogni cosa che facciamo, diciamo e pensiamo verso gli altri dovremmo farci attenzione. Causiamo in piccolo del grande dolore.

Contro tutto questo – contro il terrorismo internazionale che toglie la vita, contro certe persone che riescono a fare del male con i gesti e con le parole, contro l’ignoranza e la cattiveria, contro le bugie e la mancanza di rispetto – io rispondo circondandomi di affetti, di persone buone, incapaci di fare del male e di mentire. Rispondo fissando in una fotografia la bellezza della stagione e dei luoghi che visito. Rispondo leggendo libri, perché aiutano a capire che non esiste un solo modo di vivere la vita e di vedere il mondo, e che nessuno è giusto o sbagliato, finché non causa dolore ad altri. E rispondo viaggiando, non facendomi fermare da chi si impone con la violenza. Siano essi terroristi o gente comune.

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