Un camper pieno di libri e pigiami

Vivo in due mondi agli estremi opposti: amo partire e viaggiare, amo stare a casa. Vie di mezzo, io, mai.

Quando sono in viaggio, sento di essere esattamente dove dovrei essere. Sento di stare facendo quello che mi viene più naturale fare. Quando sono a casa, soprattutto la sera, soprattutto nei mesi freddi, con lui che sta accanto a me sul divano o si muove per le stanze e canta e cucina, sento di essere nella parte di mondo migliore per me. Mi sento rassicurata, la vivo come la base di partenza per ogni idea ed ogni viaggio. Una culla di creatività e protezione.

Ho una vera e propria passione per i pigiami. Non conto più quanti ne ho. Devono essere morbidissimi, abbinati a pantofole a pois e comodi cardigan. Spendo più in pigiami che in scarpe o trucchi. Quelli invernali di peluche mi rubano il cuore, sanno di vecchi film, cioccolata e giorno di Natale. Quelli primaverili li voglio pieni di fiori e di pizzo, e li abbino a libri nuovi da leggere e progetti di viaggio per dopo l’estate.

Ma il bene materiale che ho desiderato per primo nella mia vita sono state le valigie. O qualsiasi borsone o zaino che attenda solo di essere riempito e issato in spalla, per poter partire portandosi i propri pezzi di vita in giro per il mondo. Li cerco sempre pieni di tasche, taschine e scomparti, amo alla follia tutto ciò che fa da contenitore e può essere portato con sé: trolley, zainetti, pochette, borse fotografiche. Anche di quelli ne ho un’infinità. Di scarpe col tacco e borsette da sera, nemmeno una.

Questa continua voglia di comprare borse da viaggio e pigiami riflette quello che sono e che provo: scissa fra il continuo istinto a partire e l’opposto piacere di rifugiarmi in casa. Fra l’emozione di vedere o rivedere un luogo arrivando in treno, ma anche di stare fra libri e cuscini, a osservare vite e storie, soprattutto quando il mondo – la gente – là fuori mi fa un po’ paura.

Non mi stupisce, insomma, che io dedichi sempre così tanto tempo e attenzione alla scelta dell’alloggio, quando preparo un viaggio. Non sono una viaggiatrice stile “dove dormire si vedrà, che sia tenda, ostello o panchina”. Anche se un po’ mi spiace non averlo, questo spirito avventuroso e versatile. Ma è più forte di me, anche in viaggio cerco il rifugio. Mentre in casa viaggio leggendo racconti o Lonely Planet.

Penso spesso che l’ideale per me sarebbe una casa mobile, un rifugio viaggiante. Unirei i miei due mondi. In questo periodo c’è un vero e proprio culto per i furgoncini VW e i viaggi on the road in camper: su instagram sono centinaia i viaggiatori che condividono foto e momenti dei loro spostamenti con queste case portatili – c’è chi lo ha fatto diventare un vero e proprio stile di vita. Chissà se magari, un giorno, riuscirò davvero a legare questi due aspetti di me, per farli convivere in una vecchia roulotte pronta a percorrere le strade d’Europa. Sogno un camper pieno di libri e pigiami.

 

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