I fiordi, una radio e i Coldplay: una fredda mattina in Norvegia

Avevo passato i tre giorni a Bergen a camminare lungo il porto, sognando di saltare sulla nave Postale diretta verso Capo Nord. Ero poi partita in pullman la mattina prestissimo, ritrovandomi in piena regione dei fiordi che il sole era ancora basso. L’umidità della notte stava salendo dall’acqua, tutto era inondato di luce e nuvole. Credi di passare accanto a un lago, invece è il mare.

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La traversata dei fiordi

A Gudvangen mi aspettava la nave per il mio viaggio tra i fiordi norvegesi. Sono rimasta per tutta la traversata sul ponte, con i capelli frustati da un vento ghiacciato, ma non mi importava. Osservavo le casette rosse a riva, perfettamente riflesse nell’acqua, con sullo sfondo boschi dai primi colori autunnali. Attenta a non perdermi niente di quei paesaggi, provando ad avvistare le foche, col naso in su ad ogni cascata in discesa dal fiordo. Freddo e meraviglioso. Pure dopo le giornate tiepide di Bergen, quell’abbassamento di temperatura è stato emozionante. Mi sentivo, beh, sì, nel Nord.

La nave è attraccata dopo pranzo nel paesino di Flåm. Un gruppo di casette colorate, come tanti altri paesini sui fiordi. Una piccola ferrovia che ti porta fra i boschi e le valli intorno, un panificio, un ristorante sulle rotaie, una manciata di minuscole casette di legno stile fiaba nordica, fra cui quella in cui la sera mi sono addormentata.

Nei miei ricordi di quella sera, l’amicizia con una mamma americana, in viaggio con due delle sue figlie per scoprire le loro origini irlandesi e un altro pezzo di Europa. Una cena condivisa con loro a base di zuppa di salmone e fette di pane caldo col burro. Io, che ho visto in quella donna il futuro che desidero per me.

Un’alba gelida e una canzone

La mattina dopo mi sono svegliata nella mia caldissima cameretta di legno sperando di incontrare di nuovo le tre americane alla fermata del bus per Oslo. Uscendo mi sono accorta che non era passata da molto l’alba, il sole era già sorto, ma ancora non aveva oltrepassato i monti che circondano Flåm. Ci sarebbe voluta ancora qualche ora. La valle era ancora immersa nell’ombra e l’aria era freddissima.

Mi sono incamminata verso il porticciolo sperando in una cioccolata calda e un bolle alla cannella. Il panificio era ancora chiuso. Mi sono appoggiata a una balaustra di legno cercando di scaldarmi le mani e ammirando il fiordo, da cui cominciava ad arrivare luce. Dal locale sulle rotaie una radio stava trasmettendo musica anche all’esterno. E’ iniziata una canzone dei Coldplay, Fix you, che mi ha subito trascinata indietro, ai tempi del liceo, tempo in cui speravo di iniziare presto a vivere la mia vita come già la desideravo, senza le compagnie imposte dalla scuola,  le esperienze da ventenne e gli odiati lavoretti estivi. Non un bel ricordo.

Ma a quella bellissima canzone ho deciso di legare quel momento e farla diventare portatrice di un nuovo ricordo. Il momento migliore di tutto il viaggio. Ero davvero lì, avevo realizzato il mio sogno di vedere un po’ di nord Europa, avevo attraversato un fiordo, dormito al caldo di una casetta norvegese; avevo visto (il dorso di) una foca, era mattina e la luce era meravigliosa, era freddo e mi sentivo bene. Stavo per tornare verso Oslo e poi verso casa, con lui ad attendermi. Stava iniziando l’autunno e, insomma, ero felice. Mi sentivo fortunata. Era tutto perfetto.

Lights will guide you home…

Ho continuato a guardarmi intorno per tutta la durata della canzone, guardavo l’acqua, gli alberi, la cascata in lontananza, i contorni del fiordo. La Norvegia ha poche città, ma tutte con la foresta fuori dalla porta di casa. Visitando questi posti diventa subito comprensibile il bisogno dei norvegesi di stare nella natura con qualsiasi condizione meteo, in qualsiasi stagione.

E io le stagioni in quei pochi giorni le ho vissute tutte: era ottobre, ma avevo trovato una Oslo primaverile. Dopo una camminata sul monte Floyen a Bergen mi ero sentita accaldata come d’estate in montagna. I primi boschi fra Gudvangen e Flam, invece, già salutavano l’autunno.

Poi, più tardi quella mattina, dopo aver ritrovato la famigliola americana, ho lasciato Flåm con il bus che si è arrampicato ancora più su, passando in una foresta, e all’improvviso ha cominciato a nevicare. Nella mia mente, sognando un viaggio a nord, la Norvegia l’ho sempre immaginata tutta imbiancata. Non potevo tornare a casa senza viverla un po’ anche in inverno, senza averla vista così. Fredda, chiaroscura, luminosa.

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